venerdì 31 marzo 2017

E quando quelle dannate bombe
scoppiarono
(...uccidendo solo le cose
e il solito innocente...)
un fumo grigio di menta e Paura
avvolse l'Isola
costringendo la gente altrove

Così la città
(...già mezza affondata in quell'acqua melmosa
salatissima come i prezzi...)
dovette reinventarsi
e tornò ad essere una Città
commmuovendo quegl'ultimi quattro gatti
superstiti

Allora qualcuno
timido e circospetto
(...per paura di essere frainteso o tacciato
di favoreggiamento...)
si ricordò
si ricordò di quel passato a commerciare broccati
e cultura con l'Oriente
e parlò di Yang
del po' di buono che c'è dentro
il male

giovedì 23 marzo 2017

IL GIOCO DELLA BOTTIGLIA

Non ho mai baciato nessuno
…non in assoluto s’intende
ma durante il gioco della bottiglia

Non ho mai saputo aspettare
attendere non figura tra le mie virtù
nemmeno l’impulsività se è per questo
per non dire la coerenza
come pare evidente

Fin dal primo roteare della bottiglia
l’occhio brillava
e ad ogni giro la tensione saliva
saliva
saliva gonfiandomi le vene e pulsandomi nelle tempie
saliva fino a risultare incontenibile
irrefrenabile
Tentavo di dominarmi
aggrappato alla buona educazione
al ‘comportati bene/certo mamma’
ma niente
sempre lo stesso epilogo
un bel fancutto
e via
prendevo la bottiglia
…più che prendere
rubavo, accalappiavo, arraffavo quella benedetta bottiglia
e mi chiudevo nello sgabuzzino
o nel bagno
se lo sgabuzzino era occupato da qualcuno col Blitz

Me la scolavo tutta d’un fiato
la bottiglia
in un attimo il calore mi infiammava lo stomaco
accendendomi immagini di futuri coloratissimi e stravaganti…
di certo non potevo sentire le proteste oltre il legno
gli insulti al di là del buio in cui nuotavo
i colpi sulla porta
gli ‘o apri o ti uccido’
e gli ‘tanto ti uccido comunque’

Ho perso anche un amico
per colpa di quel gioco maledetto
Una sera
quando il demone mi ordinò di impadronirmi della gioia rotante
mi ritrovai nello sgabuzzino con un vuoto a rendere tra le mani
e le orecchie intasate da milioni di risate
sberleffi e pernacchi
Uscii dal covo e fracassai il vuoto contro una testa
una testa a caso
la testa del primo in cui mi imbattei
non perché mi fosse particolarmente antipatico
non perché mi stesse deridendo
(anche se mi derideva da dilettante)
ma perché è da irresponsabili
è da incivili lasciare in giro le bottiglie vuote
ci si può sbattere contro
ci si può inciampare
si possono addirittura rompere, frantumare
…come le aspettative alcooliche dei giovani
……per non dire delle teste dei passanti.

Non fu per questo che persi l’amico
però
mi perdonò quel matto
‘suvvia non è niente’
e ‘qua la mano, amici come prima’.
Purtroppo per l’emozione commise un azzardo
dal letto d’ospedale
da dentro la sua testa fasciata
mi confessò che partecipava al gioco
con la speranza di venir estratto assieme a me:
mi trovava affascinante e simpatico
e insomma capivo, no?

Sorrisi
più compiaciuto che imbarazzato
dissi ‘grazie’
‘è bello ricevere complimenti’
poi gli ruppi la flebo sulla fronte

e non lo rividi più.

venerdì 16 dicembre 2016

Aspettando Natale...tratto da 'Briciole di terraferma'

“A Natale siamo tutti più buoni” aveva detto il biondo mentre spaccava la bottiglia in testa ad Armando.
“Hai proprio ragione” aveva chiosato l’altro, quello pelato, mentre il suo anfibio squassava la bocca di Flavio. I due barboni non avevano avuto il tempo né di capire cosa stesse succedendo né, tantomeno, di difendersi. Di certo non potevano immaginare di subire un’aggressione, tanto più l’antivigilia di Natale, alle cinque del pomeriggio, in pieno centro tra l’altro.
Riuscirono comunque a sentire, mentre il sangue si mischiava al dolore, la voce di Nello che urlava “Bastardi vi ammazzo!”. Nello stava raggiungendo il ‘loro angolo’, come chiamavano quell’incrocio tra via Cavallotti e via delle Bagasce, in mano aveva un paio di cartoni di vino rosso ‘primo prezzo’, quello nel tetrapak giallo, quando aveva visto partire l’assurdo attacco. Malgrado i sessant’anni aveva ancora un discreto fisico e non ci pensò due volte a correre in aiuto di compari. Fu un inutile atto di coraggio (o disperazione), i due ragazzi gli assestarono una confusa ma efficace gragnola di pugni e pedate lasciandolo esanime sul selciato. Non paghi, continuarono ad infierire sul suo corpo anche dopo che ebbe perso i sensi.
Terminato il raid, i due balordi si allontanarono a gambe levate scomparendo tra le vie che portano al Piraghetto, sicuri che raggiungere il parco avrebbe significato impunità. Non avevano certo intenzione di farsi acciuffare da una pattuglia e passare il capodanno ai domiciliari.
Qualche minuto più tardi passarono di là due distinti vecchietti, marito e moglie, camminavano a braccetto con il pandoro nella busta della Coop.
“Guarda che roba” si spaventò lei.
“Devono essersele date di santa ragione quei tre” commentò lui.
“Franco fa qualcosa, chiama un’ambulanza”
“Su su, andiamo” la tirò innanzi lui.
“Ma non possiamo fare finta di niente”.
“Certo che possiamo, non sono affari nostri. E poi non ho mica intenzione di farmi coinvolgere in queste cose, poi arriva la polizia e ci tiene ore con domande”.
“Ma noi non abbiamo visto niente” sottolineò lei.
“Sì, vallo a dire ai carabinieri che poi ti imbambolano con mille tranelli”.
Fortunatamente un negoziante, un bengalese uscito in strada a farsi una fumata, non si era perso in ragionamenti e aveva allertato sia l’ospedale che la polizia appena era iniziato il pestaggio.
Dieci minuti più tardi il grido ferroso della sirena dell’ambulanza frantumò la serenità degli acquisti natalizi, e subito a seguire il lampeggiante colorò per qualche istante di blu le vetrine dei negozi di via delle Bagasce.
Quel ventitre dicembre segnò una data indelebile nelle vite dei tre vagabondi. Tutti contarono molti lividi e qualche escoriazione, in più Armando perse un occhio, Flavio lasciò sul terreno quattro denti e il soccorritore, Nello, una gamba, nel senso che gli ruppero una gamba in più punti: zoppo a vita. Si dice che a Natale bisogna dare, e a modo loro ognuno aveva dato.
Nessuno credette all’agguato, era più facile supporre che si fossero menati tra di loro, che ti aspetti da tre vagabondi ubriaconi? Più facile anche perché si evita di riempire verbali e avviare inutili indagini. Alla fin fine mancavano due giorni a Natale e anche i carabinieri, uomini pure loro, avevano da risolvere ben altri grattacapi: i regali.
“Un bel guaio” aveva commentato quella sera il capitano Benetti allo spaccio della caserma, “devo ancora comprare il regalo a mia moglie e sono di turno anche domani mattina”.
“Vabbe’ capitano” l’aveva rincuorato, ruffiano, l’agente scelto Guarino, nativo di Treviso ma militare, cioè terrone, di carattere, “vorrà dire che domani pattuglieremo l’Auchan, così potrà terminare senza angoscia gli acquisti”.
“Bravo Guarino” lodò Benetti, “mi piacciono le persone che hanno idee” e risero, il capitano di gusto, Guarino compiacente.  “Però, capitano, c’è un problemino da risolvere prima” arrivò al dunque Guarino, “domani dovremo avviare le indagini per l’aggressione subita da quei barboni…anche se pare chiaro che si siano azzuffati tra loro, probabilmente per quei cartoni di vino che abbiamo recuperato poco distante dal luogo della violenza…comunque mi dica lei, sentiamo i negozianti della zona o archiviamo?”. Il capitano si immaginò la vigilia di Natale in strada (invece che al caldo dell’Auchan a cercare il regalo per la moglie) a raccogliere deposizioni tra i negozianti della zona. Fu sicuramente il pensiero del fastidio che avrebbero arrecato ai commercianti in quell’ultimo giorno di acquisti a convincerlo definitivamente: “Archiviamo, archiviamo” decise il capitano con buona pace per tutti.
Qualche giorno più tardi i tre furono dimessi, l’ospedale si preparava ad accogliere i feriti di capodanno e bisognava liberare i letti. Al solito angolo di via Cavallotti, lì dove avevano subito la violenza, i tre amici si dividevano un cartone di Tavernello.
“In fin dei conti non è stato un gran male quello che ci è accaduto” commentò il pragmatico Armando, “abbiamo passato vigilia e Natale in ospedale, al caldo, nutriti e accuditi”.
“Ma sei ammattito!?” lo aggredì Nello, “preferivo starmene al gelo ma tutto intero, tra l’altro avevo un appuntamento per la vigilia”.
“Sììì” lo punzecchiò Flavio, “eri invitato a cena da una delle tue misteriose amanti, immagino”.
“Non a cena, ma comunque avevo un appuntamento, sì, con una signora”.
“Una di quelle di cui ci racconti le acrobazie erotiche e che non abbiamo mai visto, immagino” insistette Flavio ghignando tra i denti.
“Ridi ridi, non crederci se non vuoi, a me non interessa”.
“Su su buoni” intervenne Armando, era il più anziano e si sentiva in dovere di fare da mamma ai due sessantenni. “Beviamoci questo litro e poi a nanna, stanotte farà freddo visto che ha smesso di nevicare”.
Se di quella maledetta esperienza Armando e Flavio cercavano di ricordare il lato positivo, ossia i due giorni all’Hotel Ospedale all’Angelo serviti e riveriti, Nello invece reagiva con rabbia. Non solo per l’appuntamento mancato e il danno permanente alla gamba, non accettava il fatto di averle prese dai due bulli, lui che in gioventù era stato un pugile promettente, l'orgoglio della palestra di Carpenedo, almeno fino alla scoperta dell’alcool.

Chi combatte ogni giorno per sopravvivere, sa che il suo stare seduto su un cartone non è un non far niente, ma è parte della lotta. Così, in quella che ai più sembra inedia, giunse un nuovo dicembre annunciato da un gelo di lame taglienti.
Armando aveva attraversato un altro anno della sua precaria esistenza supportato dal suo incrollabile ottimismo. La benda che portava sull’occhio perduto gli conferiva un aspetto da vecchio pirata e gli garantiva un maggior introito in elemosine. Flavio si era abituato al suo nuovo aspetto senza i denti davanti. Non si curava più della reazione schifata della gente, accettava con più difficoltà di dover rinunciare ad alcuni cibi troppo duri e sopportare il nuovo tono di voce, leggermente sibilante.
Solo Nello era decisamente cambiato, e non solo per via di quel zoppicare che lo rendeva più un disabile che un barbone. Aveva smesso il suo atteggiamento burbero e non parlava più di appuntamenti amorosi. Aveva iniziato a smettere di lottare, e non te lo puoi permettere se vivi per strada, significa condannarsi ad una morte veloce. Aveva smesso pure di parlare e quando rinunciava al silenzio, discorreva con depressa e innaturale pacatezza.
“Ciao Nello come va?” a parlare, tra lo stupore generale era stata la Ester, storica prostituta mestrina ormai a riposo. Malgrado i suoi vestiti fossero un po’ troppo stretti per contenere quei chili di troppo, i capelli fossero ormai sfilacciati e neppure il trucco sortisse miracoli, malgrado questo era ancora una donna attraente. Di virtù ne aveva anche altre, era simpatica, spiritosa con le idee chiare e tanta energia: una donna, insomma, che non sai se vuoi possedere o avere come mamma.
Quando Ester salutò Nello, i tre stavano pranzando dai Capuccini e lo stupore lì immobilizzò come succede nei film.
“Ciao Ester, non c’è male e tu?” contraccambiò Nello alzandosi rispettosamente in piedi, “Anche tu qui per un pranzo d’affari? O semplice mania dei cinque stelle” sorrise. Ester poteva contare su una casa, qualche risparmio, e molti regali da parte di vecchi clienti affezionati. Bazzicava di rado la mensa, solo nei momenti di maggior difficoltà o solitudine, in cerca di un pasto gratuito o un po’ di calore umano.
“In realtà mi sei venuto in mente tu…guarda non chiedermi come che tanto non me lo ricordo più…Comunque mi chiedevo, ti va se passiamo il capodanno assieme?”
Non fu facile per Nello nascondere il tremolio delle gambe, ma in un attimo tutto il brutto periodo svanì e tornò il Nello spacca tutto, il Nello sicuro di sé.
“Mi farebbe molto piacere, per il cenone ho un problema, però, ho perso la carta di credito e temo di non riuscire a farmene rilasciare in tempo un duplicato dalla banca”.
“Pensavo a qualcosa di semplice, a casa mia, poi aspettiamo la mezzanotte guardando Rai 1” sorrise lei.
“Magnifico, il vino lo porto io però, mi metto subito al lavoro”.
“Allora a dopodomani Nello”.
“Certo, ciao Ester” e si scambiarono due pudici baci sulle guance.
“Arrivederci Armando e anche a lei giovanotto”.
“Saluti signora” si levò il cappello Armando, mentre Flavio rispose con un cenno del capo, senza nemmeno provare a nascondere tutto il suo disprezzo.
La sera del trentuno la cena andò magnificamente. Come promesso Nello portò una bottiglia di Cabernet di discreta qualità, non robaccia del Discount, proveniente dallo scaffale di mezzo della cantina Coop. Acquistata e non rubata, tra l’altro, grazie ai soldi racimolati con le elemosine e un prestito da parte di Armando.
Attesero la mezzanotte scambiandosi ricordi di gioventù e brindarono al nuovo anno con l’ultimo goccio di rosso opportunamente conservato, mentre ascoltavano in strada gli scoppi dei mortaretti e i botti dei tappi di spumante dei vicini.
Dopo i festeggiamenti sgranocchiarono due noci sul divano vecchio e sgangherato, mentre i due corpi iniziavano ad avvicinarsi sempre di più nell’attesa del gran finale.
A questo punto un velo di tristezza scese sul volto di Nello che, suo malgrado, dovette gettare la spugna e confessare ad Ester che da anni non aveva più erezioni. Probabilmente l’abuso di alcool, o forse qualche malattia legata all’età, fatto sta che non poteva più partecipare al più bel gioco inventato da Dio.
Grazie alla solarità di Ester (e all’inaspettata bottiglia di grappa che cavò fuori dalla dispensa con tanto di nastro rosso natalizio), riuscirono a riderci sopra e continuare serenamente la festa.
“Ester ti spiace se agli amici do una versione un po’ diversa della serata?”.
“Certo che no, dacci dentro di immaginazione, se vuoi ti do qualche spunto” e i bicchieri tintinnarono ancora una volta.
“Senti Ester”, ormai la confidenza aveva abbattuto tutte le difese emotive di Nello, “posso tenerti abbracciata un po' in questa notte così speciale”.
“Certo caro, vieni qua” invitò lei lusingata e commossa. E così, dopo i festeggiamenti, il countdown, i botti e il vino, i due si addormentarono stretti in un abbraccio carico di affetto e calore umano, un gesto che fece bene ed infuse speranza ad entrambe quelle anime disgraziate.
La mattina di buon’ora Nello sgattaiolò via, le emozioni della notte sarebbero state irrimediabilmente insozzate dalla luce del sole. Scarabocchiò ‘Grazie per la splendida serata’ su un vecchio scontrino che trovò accartocciato sul tavolo, tentò di scrivere veloce e quasi distrattamente, per mascherare al meglio tutta l’affetto e la gratitudine che riponeva in quelle righe.
Quando incontrò gli amici al solito angolo non fece alcun cenno alla serata e, solo dopo le ripetute insistenze di Armando, si lasciò convincere a sputare l’osso. E così iniziò a raccontare le più strabilianti e originali acrobazie sessuali, tanto che si trovò in dovere di concludere dicendo: “Mi sa che per un po’ mi prenderò una vacanza dalle donne”.

A Nello un po’ spiace di aver mentito agli amici, ma si è giurato che è stata l’ultima volta, si è concluso un ciclo. In fondo un nuovo anno è appena iniziato e bisogna pur darsi degli obiettivi per tirare avanti, per contrastare le mille disperazioni quotidiane e non rinunciare a vivere. 
Per parte loro Armando e Flavio, visto l’ottimo risultato, mai e poi mai confesseranno di aver architettato tutto (compreso il finto incontro alla mensa) e di aver dato fondo a tutti i loro risparmi ed essersi addirittura indebitati (esiste pure qualche pazzo che presta soldi ai barboni!) pur di regalare all’amico una notte con una prostituta. Della Ester poi ci si può fidare, è proprio una brava donna, ha fatto lo sconto e di sicuro terrà la bocca chiusa.
Certo, Armando aveva faticato non poco a convincere Flavio ad aiutarlo nell’impresa, e come dargli torto visto che avrebbe dovuto rinunciare a quei quattro soldi che riusciva a racimolare umiliandosi chiedendo l’elemosina. E tutto per un falso Casanova caduto in depressione!? Ma erano amici, e nell’amicizia più che dire si fa, e Flavio sapeva bene che la loro amicizia era costantemente messa alla prova dalle innumerevoli difficoltà quotidiane. Alla fine, comunque, anche Flavio dovette riconoscere che avevano fatto una gran buona azione, e si sentì orgoglioso di aver ridato fiducia in se stesso al buon vecchio Nello.

Per una volta la verità non ha trionfato, per una volta ha vinto la felicità…forse. 

sabato 5 novembre 2016

Quel prete
prigioniero della sua castità
-rispose il ragazzino -
non trova di meglio che
accarezzare i bambini
sbaciucchiare i bambini
abbracciare i bambini
infastidire i bambini insomma
quasi fosse gratis
quasi fosse un diritto
quasi facesse loro piacere.
È un porco quel prete
non c'è che dire
-concluse il ragazzino-
solo potesse
s'inculerebbe perfino Gesù Bambino.

Alla fine dell'intervista
il radiogiornalista e lo stolto in ascolto
si stizzirono imbarazzati
non per il terribile racconto
ma perché era stato pronunciato Quel Nome
invano

martedì 14 giugno 2016

Memorie dal 2200 o giù di lì_3

Signor sindaco ci dica la sua ricetta per risolvere l’ormai secolare problema dei trasporti.
Con l’a.c.t.boh, l’ignota società di trasporto dei soliti noti, abbiamo escogitato una soluzione very british…il double decker (water)bus (‘el bateo dopio’, traduco per i sopravvissuti ospitati nella riserva di Cannaregio).
Ma con i ponti?
Il vaporetto doppio o Doppioretto verrà utilizzato solo lungo il Canal Grande e per collegare le isole.
Ci son quattro ponti però…
Non è un problema. Il ponte di Calatrava è alto sette metri, quello di Rialto sette e mezzo…degli altri due non ho trovato le altezze ma sono belli alti…dovesse servire li alzeremo o, mal che vada, li toglieremo…
Ci parli di questo innovativo vaporetto
Ci siamo ispirati al modello serie 90 dell’allora a.c.t.v. con il suo metro e novanta di altezza di costruzione, ossia di altezza dal piano di calpestio (‘coperta’, traduco per i tre marinai ancora residenti in Isola). Si pensava di ridurre l’altezza ad uno e sessanta visto che ormai il novanta per cento dei turisti sono cinesi, anzi il novanta per cento degli abitanti del Pianeta sono cinesi (‘comunisti musi gialli’, traduco per i Nostalgici). Ma alla fine terremo l’altezza uno e novanta che per due fa quattro metri…quindi ci si passa più che comodamente sotto i ponti…
E con l’acqua alta?
L’acqua alta NON ESISTE, è un concetto da inizio millennio, obsoleto, superato dalla messa in esercizio del Mose…e comunque nei giorni in cui il Mose è accidentalmente guasto (solitamente quelli pari) si possono utilizzare le nuove passarelle con tapis roulant (‘il nastro che scorre e cammina al posto tuo, come la cassa della coop’, traduco per mia nonna…anzi, visto che ci sono, ciao nonna! )…ma non divaghiamo…
Già…ci illustri le particolarità di questo nuovo mezzo di trasporto.
D’accordo…il modello base si chiamerà Copia-Incolla e prevede il piano di sopra identico a quello di sotto (chiaramente la copertura riguarderà l’intera lunghezza del battello). Una scaletta collegherà i due piani, mentre una piattaforma elevatrice consentirà anche ai disabili e alle mamme con carrozzella di accomodarsi al piano superiore. Semplice semplice, comodo comodo, utile utile. Ma non ci siamo limitati alla funzionalità, abbiamo curato anche le finiture. A tal proposito al piano superiore, davanti alla prima fila di sedili, per capirci quelli sopra la cabina di pilotaggio (‘gabina’, traduco per quelli di Cannaregio), verrà posizionato un timone giocattolo…già…un bel timone fac-simile con una doppia funzionalità: i bambini si perderanno via fino al Lido tra virate e controvirate, mentre gli adulti eviteranno di urlare “dov’è l’autista?” come accade quotidianamente a Londra.
Un secondo modello, invece, avrà il piano superiore totalmente scoperto, tipo see sighting (questo non lo so tradurre e spiegare, dico solo, per mia nonna, che non si tratta di Siesai il telefilm…ciao nonna!). Al piano superiore non solo si potrà fumare, ma sarà obbligatorio fumare (esentati minorenni e donne incinta). Questo modello verrà proposto con una balaustra non troppo alta, un chiaro invito al tuffo clandestino. Stiamo studiando con la polizia municipale (‘ghebi’, per quelli di Cannaregio) un sistema per sanzionare tempestivamente i trasgressori del divieto di balneazione… con buona pace delle casse comunali.
Entrambi i modelli saranno equipaggiati con bar al piano superiore, un punto di ristoro tra tradizione e innovazione. A riguardo sto personalmente sperimentando una bibita agile e giovane da trangugiare velocemente, giusto nel tempo di fare traghetto. Si chiamerà Trag e sarà uno shot (‘bicerin da sciada’ per quelli da Cannaregio), mezzo bitter e mezzo vino bianco (senza oliva e senza limone). Sarà disponibile anche nella versione ‘light’, ossia con l’aggiunta di un cubetto di ghiaccio.
Quindi per concludere, signor sindaco, tutte queste innovazioni nei trasporti dovrebbero dare finalmente maggior respiro alla città, con vantaggi non solo per i turisti ma anche per i pochi e sempre più accerchiati residenti.
Certo…dimenticavo una precisazione importante: chiaramente per i residenti ci sarà la corsia ‘priority’ per l’accesso al bar.


martedì 3 marzo 2015

Tratto da “Cinquanta sfumature di Pinot grigio” capitolo 5 ‘Gita fuori porta’.

“Quanto lontani ormai i tempi in cui, per sentirmi appagato, mi bastava un panino al formaggio accompagnato da un bicchiere di grappa cercando, al contempo, di non farmi strozzare dal singhiozzo. Quel che è stato è stato, ormai dal soft-maso sono approdato al maso-maso, scelta inevitabile, processo irreversibile, non si torna più indietro”.
Questi pensieri mi attraversavano la mente mentre me ne stavo comodamente seduto sul volo che in un paio d’ore mi avrebbe condotto in Irlanda. Irlanda già, buffa scelta, uno scherzo del destino. Per uno come me che cerca emozioni forti dopo aver bevuto del buon vino bianco, pare poco azzeccata l’idea di andare in un Paese famoso per la birra in cerca di appagamento sessuale.   
Ma il destino è infallibile, e già la prima sera ne ebbi la prova. Scelsi un pub a caso, in Irlanda molti locali sembrano piccoli e anonimi, solo quando ci entri ti accorgi delle dimensioni e della caciara che ci abita. Appena fui dentro mi accolse un forte odore di ascelle sudate e di birra scura appena spinata, subito mi chiesi come facevo a sapere che odore avesse la birra scura appena spinata e quindi rettificai, mi accolse un forte odore di ascelle sudate e di piedi da nike senza calzetti.
Il locale era pieno all’inverosimile, sembrava avessero aperto un bar all’interno della Linea1. Un tale con più dita che denti mi si avvicinò e, vedendomi confuso, mi disse che al banco c’erano i giocatori dell’Irlanda del rugby che festeggiavano la vittoria contro l’Inghilterra. Qualcosa cominciò a prudermi, qualcosa come quel piacevole fastidio di piedi insabbiati dentro le All Star: non c’erano dubbi, si era accesa la mia eccitazione maso-maso. Uscii a prendere una boccata d’aria e ne approfittai per raggiungere la fermata dell’autobus a pochi passi dal pub. Bene, la prossima corsa era prevista da lì a dieci minuti, il tempo non mancava. Rientrai nel pub e iniziai a prendere alcuni appunti: disposizione dei tavoli, collocazione della micro band impegnata col il folk, zone con maggior concentrazione di avventori, percorso per la toilette, ecc.
Attesi che mancassero due minuti all’autobus, non aveva molto senso fare affidamento sulla puntualità dei mezzi pubblici, tuttavia dovevo darmi una meta per dar corpo al mio progetto. Giunta la famigerata ora x, a colpi di ‘eschiusmi’, calcetti sugli stinchi e gomitate tra le costole, attraversai quella muraglia di tifosi gridanti, sbavanti e traballanti fino a giungere a pochi passi dai giocatori. Puntai il più grosso, un pilone, ma chiamarlo ‘traliccio’ sarebbe stato più appropriato. Riuscii ad arrivargli vis a vis, da come mi sorrise capii che era un vero giocatore di rugby e che da molti anni praticava con successo quello sport. Sorrisi anch’io, ma in modo normale, poi assunsi l’aspetto del predatore, gettai gli occhi da falco sulla pinta che teneva in mano e, con la velocità del cobra, gliela rubai. Prima di girarmi ed iniziare la fuga ebbi il tempo di vedere il sorriso del mostro virare prima in stupore per poi tramutarsi in furore.
Con la pinta ben stretta al petto presi a correre verso l’uscita, schivai un tavolo, allontanai con il braccio un cameriere e saltai uno sgabello…che dire, eleganza e agilità in un sol uomo. Tra scarti, finte e accelerazioni la porta d’uscita si faceva sempre più grande, segno inconfondibile che mi stavo avvicinando. Pensai all’autobus, la mia meta, al fatto che fosse già passato o che fosse in ritardo…pensieri futili, sapevo non ci sarei mai arrivato. Ma intanto correvo e le mie gambe erano potenti come cingoli e leggere come ali. Dietro di me sentivo il mondo esplodere, la terra spalancarsi, i muri sbriciolarsi, gli animali fuggire: gli inseguitori non badavano a spese. “Ah” declamai, “fossi Orfeo che solo girandomi farei svanire il Mostro!” (Tanto non l’avrei fatto).
Finalmente, quando ormai stavo perdendo ogni speranza, il momento tanto atteso arrivò. Il primo colpo giunse sul fianco sinistro, di quelli che ti spezzano il fiato obbligandoti all’apnea mentre il tuo corpo viene attraversato da uno sconquasso, una scossa che ti corre impazzita in giro per il corpo nel tentativo di uscire e sfogarsi da qualche parte. Ma non trova di dove uscire e quindi ti riattraversa senza sosta in lungo e in largo. Tarantolato, centrifugato, defibrillato, bimbyzzato…spero di aver reso l’idea.
“Che goduria oooddio!!!” gridai senza fiato ma in piena estasi. Sentii altri dolori giungere da varie parti del corpo, poi furono troppi e non seppi più da che parte ascoltare. Ma tutto aveva poca importanza, si trattava di piaceri accessori, un po’ come lo sciame sismico dopo la prima scossa. Con il colpo al fianco era stato raggiunto il top, l’apice, il climax, “Probabile esplosione della milza” fantasticai emozionato come un bambino. Prima del colpo che mi fece perdere i sensi ricordo un’ultima gentilezza: un tale che a forza di calpestarmi la mano tentava di far uscire dalla mischia la pinta che ancora tenevo stretta, unica illesa in quel groviglio sanguinolento.
Mi risvegliai all’ospedale, stavo sognando di essere disteso sul tavolo d’acciaio dell’elettrauto, con il dottor Mengele  pronto a curarmi a modo suo. Appena misi a fuoco mi resi conto, non senza un po’ di fastidio, che in realtà mi trovavo in un candido letto d’ospedale. La mia cartella parlava di ‘varie’ fratture, il medico perdeva sistematicamente il conto ogni volta che arrivava a trenta e quindi, dopo il quarto tentativo, rinunciò a venirne a capo.
Passai molti giorni disteso su quel letto, l’unica consolazione al tedio dell’immobilità una gentile infermiera, credo si chiamasse Me, almeno quando le chiedevo “What’s your name?” lei rispondeva “Me?” battendosi il petto. Me, o chi fosse, non pareva molto sveglia e non era neppure carina, puzzava sempre di whisky e portava due occhialoni che pareva non giovassero alla sua vista. Comunque ci capivamo a meraviglia e mi sa che avesse una certa simpatia nei miei confronti. Ogni due  giorni veniva a farmi il prelievo del sangue e, non vedendoci bene, mi trapassava in mille punti il braccio prima di centrare la vena, facendomi godere all’inverosimile.
Poi un giorno tutto si infranse, mi ero stufato dei buchi sul braccio e volevo qualcosa di più. Tentai di convincerla a inserirmi il catetere, ma lei non ne vedeva il motivo. Lo chiesi per giorni, iniziai anche a farmi la pipì addosso, ma niente, quel che guadagnai fu solo un imbarazzante pannolone. Non mi arresi ed ogni occasione era buona per chiedere il catetere, ma nemmeno lei cedeva e continuava a ripetere che non ne avevo bisogno. Un giorno, all’ennesimo rifiuto, sbottai: “Si che ne ho bisogno, e ho bisogno che me lo infili e me lo sfili in continuazione”.
Da quel giorno non la vidi più, ma ormai anche per me era giunto il tempo di lasciare l’ospedale e rientrare in Italia.
Dall’Irlanda mi portai a casa una valigia di emozioni e una borsa di ricordi. Non solo, tornai con un bel po’ di chiodi nelle ossa e un sorriso da consumato rugbista in volto.

martedì 10 febbraio 2015

Antologia di un’Isol’affondata 9

L’uomo senza nome

Lele lo chiamava
‘L’alcoolizzato del Benedetti’
per via dell’immancabile bottiglia di rosso,
e non c’era nulla da obiettare.
Comunista tutto di un pezzo
di quelli alla Macola per intenderci
cioè immacolati e convinti,
un intellettuale insomma
che ai contenuti aggiungeva i simboli:
tascapane, sigaretta e capelli lunghi.
Misurato ma attivo
in grado di suscitare curiosità e rispetto
lo vedevi sempre con l’inseparabile compagna
una simpaticissima punk tutt’oggi sorridente.
Assieme le cantarono al rettore nel novantachissà.
Sul palco nel cortile l’essenziale:
lui chitarra e ampli, lei voce
nulla più, nemmeno la notte
perché era mattina.
“Costa bastardo Costa
Bastardo Costa bastardo
Costa bastardo Costa
Bastardo Costa bastardo”
E via così
per un testo di guerra studentesca
dritto al nocciolo senza fronzoli.

L’altr’anno vendeva scarpe vicino a San Luca
sigaretta e pacatezza costanti esistenziali,
poi le scarpe lasciarono il posto alle cicche elettroniche
e di nuovo svanì.

Dove sei uomo senza nome?
Dovessi riapparire ricorda:
non dirci mai il tuo nome altrimenti, come sai,
ogni magia
si frantumerà.

martedì 6 maggio 2014

Memorie dal 2200 o giu’ di lì_2

Mi venne da ridere quando vidi la giovane turista tutta trafelata a rovistare nella borsetta. Non potei che allargare le braccia quando incrociai il suo sguardo. Alzai gli occhi e le indicai con il mento il cartello alle sue spalle. Su fondo azzurro risaltava un ometto nero con il volto travisato e le dita di ‘vittoria’. Subito sotto, in cinese russo e italiano si leggeva:  in questa zona sono consentiti i furti con destrezza.
Purtroppo (per loro) questi turisti sbarcano in isola completamente sprovveduti. E pure molte cose son cambiate negli ultimi anni. I nuovi vaporetti non hanno più le zone all’aperto e sono quasi totalmente privi di finestre.
Pilotati tramite radar e videocamere, sembrano dei sommergibili in emersione, completamente blindati salvo il grande vetro panoramico posizionato a poppa, nella ex zona aperta di poppa. (Ecco perché oggi dicendo 2 ‘barrato’ non si intende 2 ‘limitato’). Appena saliti a bordo, i turisti sono accolti dall’inquietante buio illuminato a neon, ciò li spinge a liberare velocemente l’ingresso e incunearsi nel ventre del vaporetto per raggiungere la grande finestratura di poppa. Qui, il vetro di ultima generazione elimina ogni genere di riflesso o fastidio, restituendo il panorama alla perfezione e consentendo di scattare foto come se ci si trovasse all’aperto.
La recente legalizzazione del furto con destrezza nella zona antistante il barcarizzo dovrebbe, inoltre, scoraggiare anche i più tenaci dall’ingombrare il passaggio. Tra l’altro adesso, per paura di venir derubati, i viaggiatori evitano di incastrarsi in un vaporetto pieno, preferendo aspettare la corsa successiva, rendendo così più piacevole il viaggio per tutti.  
“Mi spiace” dissi con il mio cinese scolastico, “ma questa è un’isola strana e funziona così”. “È proprio un’assurdità” mi rispose la turista in un cinese leggermente più sciolto, “io sono francese, in Francia queste cose non accadono”.
‘E perche non te ne sei stata a casa tua?’ mi venne da ribattere con un vecchio motivetto che canticchiava sempre il mio bisnonno. Ma non dissi niente, evitai ogni polemica. Mi venne però in mente che mancavano solo due settimane all’apertura della ‘caccia al turista’ e dovevo ancora comperare i pallettoni.
Lasciai la francese alle sue imprecazioni e aprii il tablet. Come ogni lunedì da quando esiste l’homo sapiens, i giornali pullulavano di notizie sportive. Ecco le più interessanti.

“Con la vittoria nell’ultima giornata, Ve.sport Poveglia agguanta l’ottavo posto e si aggiudica la partecipazione ai playoff di Serie A.
Amara sconfitta, invece, per la Reyer Treviso contro la Satellitispia Bologna. Dopo le proteste di un piccolo gruppo di tifosi (i new panthers since 2150), il presidente della Reyer ha categoricamente smentito le voci che paventavano l’imminente rimozione delle ultime tracce granata (colletto) dalla maglia biancoverde.-Il granata non verrà mai eliminato della nostra maglia- ha assicurato il presidente. -Semmai- ha aggiunto, -ne verrà ridefinita la percentuale, qualora andasse in porto la trattativa per la fusione con il Padova-.”

“Obiettivo centrato! Con il secco 2 a 0 sul Milan il Canossa supera in classifica la Roma e accede ai preliminari di Intergalactic League (ex Coppa Campionissimi). Complimenti ai ragazzi di mister Cedrè Maurigno”.

“La giustizia sportiva ha decretato la retrocessione della Juventus in serie B. Con questa, sono 423 le retrocessioni inflitte alla Juventus per illeciti sportivi”.

“Non si è giocato il derby di Lega Pro tra Polisportiva San Girolamo e A.S.D. Saccafisola. La notizia (peraltro falsa) del ferimento di un anziano da parte della Polizia Calcistica, ha scatenato l’ira dei supporters. Dopo un incontro tra Mailcolm arachemì Vianello portavoce dei ‘ragazzi della baia’ e Pieretto temandomefradeo Scarpa capo degli ‘ultra-sacca-gnati’, si è deciso di non far disputare il match. Lasciati gli spalti, le due tifoserie hanno fatto fronte comune contro la Polizia Calcistica scatenando la guerriglia. Quattromila ultras e duemila poliziotti si sono affrontati a viso aperto in parchetto Sant’Alvise. Lancio di sassi, fumogeni, cariche di alleggerimento, cinghiate, ecc. La bagarre è durata una trentina di minuti, poi si è affacciata la signora Vanda che con un perentorio: -Andé a casa vostra, sporcaccioni- ha riportato la calma nel parco”.

A San Marcuola spensi il tablet, sorrisi alla francese (e mi tornò in mente che dovevo comprare i proiettili), sbarcai e me ne andai a casa.
Mi buttai sul divano e accesi la televisione giusto in tempo per l’inizio del mio reality preferito, ‘La Guerra Atomica’, una gara di cucina dove tutto deve venir cucinato con la pentola a pressione.  


Oggi è stato svelato, purtroppo solo in parte, il ventitreesimo segreto di Fatima: “the winner is [omissis]”.

giovedì 24 aprile 2014

C’era un volta

Al di là delle Montagne Impossibili c’è il villaggio di Dolcedolce dove una comunità, più tonda che alta, vive immersa nella canna da zucchero..
Come si sarà capito gli abitanti di questo luogo pittoresco sono dei grandi cultori dei dolci, non solo del confezionarli ed inventarli, ma anche nel mangiarli.
Si capirà allora perché il re, una volta che sua figlia giunse in età di matrimonio, proclamò che: “la principessa Bellatonda andrà in sposa a chi le offrirà il dolce più buono”. Fin dalla nascita vennero secretati i gusti della principessa di modo di non favorire nessun aspirante al trono. Tutto il mondo è paese, però, quindi si diffusero le più svariate, e a volte contraddittorie, voci sulle preferenze alimentari di Bellatonda.
“La principessa sarà mia” disse il Conte Bruno mentre già con le mani impastava farina uova e chissà quali altri ingredienti. “Presenterò la mia specialità” continuò il conte impegnato in un soliloquio di incoraggiamento, “niente potrà competere con la mia torta alle fragole”.
Già, una torta alle fragole, ma come pensava il conte di vincere una competizione così agguerrita con un banalissimo dolce alle fragole? Il conte, che malgrado il titolo invecchiante, aveva una trentina d’anni appena, era un pasticcere fenomenale e, oltre alle tecniche tradizionali, conosceva tutta una serie di strane alchimie che per i detrattori e gli invidiosi venivano non si sa come direttamente da Marte.
La preparazione della torta era a buon punto, c’era solo un’ultima accortezza da tenere perché la il dolce raggiungesse, al gusto, il sublime. Per una strana formula che nessuno riuscirà mai a spiegare, le fragole dovevano essere esattamente dieci, né una di più né una di meno. Neanche a dirlo in casa c’erano solo nove fragole così il buon Bruno si infilò i pantaloni e uscì a comprarle. Al mercato non c’era più neppure un frutto, “Colpa della corsa al trono” disse un fruttivendolo intento a togliere delle macchie di sangue dal suo banco, “hanno svuotato tutti i banchi in un battibaleno. Persino le prugne si sono contesi a coltellate, robe dell’altro mondo”. Sconsolato ma non sconfitto si recò all’unico supermercato e anche qui trovò solo devastazione. L’ultima speranza era Carissimo, la boutique della frutta, un negozio per i pochi ricchi o i molti fessi [del genere che si incontra ancora dalla mie parti, n.d.a]. Carissimo si era attrezzato con le guardie alle porte e non aveva subito l’attacco dei cuochi manigoldi. Il conte, esibito il suo titolo nobiliare e subita un stop and search degno degli squadristi britannici, varcò il famigerato uscio. Tanta fatica per nulla, nemmeno una fragola in vista, provò comunque a chiedere. “Finite, mi spiace” rispose il proprietario imprigionato nel suo frac, “ma abbiamo ancora mele, pere e albicocche”.
“E quanto vengono al chilo?” chiese Bruno per pura cortesia.
“Suvvia al chilo” si schermì bonariamente il frac, “E’demodé la vendita a peso. Qui si vende a numero, a unità…e pensi che il prezzo è lo stesso a prescindere dalla merce, straordinario!...vuole una mela? Un milion, vuole una pera? Un milion…forte no?!”
Bruno se ne scappò veloce e si fermò sopra un tombino, il contatto con la ghisa l’aiutava a ragionare meglio. “Senza quell’ultima fragola è impensabile fare il dolce, quindi niente fragola=niente dolce=niente matrimonio=niente ricchezza + potere”, dedusse con prontezza matematica. Che fare? Mentre ancora pensava a come rispondersi passò una signora di mezza età, presumibilmente una contadina. Un essere insignificante, se non per quel piccolo immenso dettaglio: nella borsetta trasparente, tra sigarette, fazzoletti e chiavi, troneggiava una piccola fragola. Il conte si ravvivò tutto in un baleno, raggiunse la signore, le si parò dinanzi e si offrì: “Vorrei comprare la sua fragolina”.
“Brutto pervertito” strillò la donna già pronta a dar battaglia, “per chi mi avete preso?! Sono una donna rispettabile io”.
Il conte si scusò, si giustificò e i toni divennero urbani. “Purtroppo” si rammaricò a sua volta la donna, “non posso vendervi la fragola…capisco che ne abbiate bisogno per il vostro nobile scopo…ma ne ho bisogno per curare una rara malattia di cui è affetta la mia povera e unica nipote, orfana, come se non bastasse”. Il conte tentò in tutti i modi di corrompere la donna, aumentando sempre di più la somma che era disposto a cedere, ma lei era irremovibile. Bruno allora perse la pazienza afferrò la borsa o tentò di strapparla dalle mani della contadina. La donna assestò un calcio preciso nella ZTL del conte che gli spezzò il fiato e lo fece crollare sulle ginocchia. Un attimo dopo un secondo ‘mezzo collo’ sotto il mento decretò il ctrl+alt+canc del conte. Dopo il reboot Bruno riacquisto le cosiddette ‘caratteristiche di fabbrica’ ridivenendo nobile nelle maniere e non solo nel titolo.
Si scusò prontamente per l’eccesso di follia e riprese, ostinatamente ma pacatamente, l’opera di convincimento. La donna continuava a dire che la salute di sua nipote era legata a quella fragola e che quindi non poteva proprio cederla. Ma Bruno sapeva che a questo mondo tutto si può comprare, il problema è solo il prezzo.
“Senta signora” inizio greve,  “per quella fragola sono disposto a cederle tutti i miei averi: soldi, palazzi, immobili, gioielli…tutto insomma”.
La donna traballò, pianse, urlò, si divincolò, ma cedette e accettò lo scambio. Il conte era entusiasta, ora aveva l’ultimo ingrediente, il dolce sarebbe stato perfetto e la vittoria assicurata. E i suoi averi? “Poco male”, si disse astutamente il conte, “appena sposerò la principessa Bellatonda entrerò in possesso di ricchezze inimmaginabili”.
Con la decima fragola il conte Bruno poté finalmente completare la sua opera. Non aveva intenzione di perdere altro tempo e, appena il dolce fu pronto, si fece un bidet veloce, si tolse il nero tra le dita dei piedi, e con una camicia inamidata si recò al palazzo del re.  Mentre se ne andava di buon passo incrociò il Vecchio Saggio, accennò un saluto e per precauzione si toccò. “Cosa porti? gli chiese il Vecchio obbligandolo, per rispetto, a fermarsi. “Ho con me il dolce per la principessa” rispose il conte e fece per andarsene quando l’altro: “E che dolce hai fatto?”, “Una specialità con le fragole” rispose fiero il conte sempre impaziente di riprendere il cammino.
“Ahimé sfortunato giovanotto” si dolse il Saggio, “Cosa succede?” chiese spaventato Bruno, il Vecchio portava sfiga, si sapeva, ma era realmente saggio. “Devi sapere” inizio il vate, “che la principessa è allergica alle fragole, ne ingerisse anche un grammo morirebbe all’istante”. Bruno trasalì, non ci poteva credere, non ci voleva credere, ma il saggio era saggio e quindi non c’era possibilità che si sbagliasse.
Impazzito gettò la torta in un fosso e se ne scappò nella boscaglia.
Nel frattempo, per equilibrare il dolore nel mondo, per uno che soffriva uno gioiva. Una donna divenuta improvvisamente ricca passeggiava serenamente per le vie del villaggio, non pensava alla nipote malata, infatti non era mai stata zia. “Una piccola bugia” si disse con un pizzico di vergogna,”solo per tirare su il prezzo”. Ma poi le venne lo sconforto per aver ripulito quel povero idiota, infatti, non avendolo visto maritato con la principessa, dedusse che ora vivesse in povertà. Così si mise una mano sul cuore, anzi sul portafogli, tenne per sé metà della ricchezza e con il resto inaugurò una mensa per poveri.
Dopo quel gesto la donna si sentì in pace col mondo e riprese la sua vita nel lusso. Entrò nel miglior ristorante e si sedette sul tavolo migliore, il ‘suo’ tavolo, quello riservato esclusivamente a lei. Nello stesso istante  il decaduto conte Bruno, barba lunga e vestiti logori, prese posto su una panca sgangherata dell’appena inaugurata mensa per poveri.

continua (speriamo)

martedì 22 aprile 2014

Memorie dal 2200 o giu’ di lì_1

Finalmente è passata la legge sulle ruote gommate, da ora in Isola si può circolare solo con quelle.  Effettivamente il livello di inquinamento acustico ormai raggiunto è intollerabile, e poi le strade in exma [materiale costitutivo dei masegni] sono fragili e la pavimentazione si sgretola facilmente.
Migliaia di carrelli della spesa e il mio carrellino da trasporto finiscono così nelle immondizie. Poco male,ma le trolley dei turisti? Già qualche Casa si è ingegnata a costruirli con ruote di gomma ma: costano una follia, sono decisamente più ingombranti, e servono solo per venire qua. Meglio andrà per gli intramontabili portabagagli che sicuramente vedranno lievitare i loro guadagni. Certo ci sono sempre quei turisti che faticano a credere nell’esistenza di una tale norma o i trasgressori incorreggibili, ma ci penserà la Polizia Insulare a vigilare e sanzionare. Col ricavato delle multe, dicono in Comune, si dovrebbe completare lo spartitraffico in Strada Nova e i due varchi per l’inversione di marcia. La questione da risolvere è dove posizionare i varchi, vista l’ovvia implicazione commerciale. Mi sa, però, che sia tutto un chiacchierare inutile, visto che da anni ormai l’Associazione Maschere & Souvenir VS Residenti ha l’ultima parola. Al di là di tutto, sarà piacevole camminare finalmente in due sensi di marcia distinti e poter passeggiare e scrivere su facebook senza rischiare che uno senza amici ti venga addosso.  


Oggi è stato svelato il quindicesimo segreto di Fatima che dice: “noi boni, voi buti, moticani lori”.  

martedì 4 marzo 2014

Guardo la marea salire
per sei ore.
Poi la guardo scendere
per altre sei.
Talvolta mi prendo una pausa
e chiamo il Force per uno spriss.

Ma spesso non può
si perde via con il sole lui
mano sotto il mento
ne osserva il cammino dall’alba al tramonto.

Provo allora col Fede
ma lui è fissato con la luna
e non la molla un attimo
come fa l’altro col sole.

Non mi resta che starmene seduto
ad elencare le cose che ho avuto
per poi elencare
quelle che no.

Eppure sarebbe bello
in tre in un parcheggio a fissare il cielo
aspettando che piova.
E poi mentre diluvia
con il naso all’insù ad aspettare che spiova
intanto fradici,
sempre fradici.

martedì 18 febbraio 2014

Ci sono bisogni irrefrenabili

come pisciare quando si è al colmo

o bere dopo un etto di pecorino.

Sotto lo stesso sconquasso

sono uscito ad acquistare in to the wild

ma non l’ho letto

sapendo che una volta iniziato

quel viaggio si sarebbe presto consumato

fino ad esaurirsi in un ‘mai più’.  

E così tengo il libro stretto al petto

con timore di aprirlo

un po’ come ci si sforza a trattenere l’orgasmo

perché duri più a lungo

perché si sa che come giunge

svanirà, in un attimo

forse per sempre

come tutto. 
Antologia di un’Isol’affondata 8

Kilim

Tramonta tutto
persino il sole che è così bello:
perché non farsene una ragione?

Dal Micozzo
detto il King
assaporavi l’oriente, indiana jones
gli anni settanta.
Tra un solitario e una faccetta
tra uno spritz e due aspirate (il pomeriggio)
tra un panino e una minerale (la mattina)
racconti di viaggio
inconvenienti
rischi e amicizie
occasioni e delusioni
scoperte.
E scappava pure di piazzare un kilim
piccolo, originale, delizioso tappeto turco.

Talvolta si vendeva così
quasi per noia
e nel prezzo pure la storia.
‘Sa, la chimica è arrivata in Turchia a metà ottocento,
da allora sono sempre più rari i colori naturali’
e via a grattare le trame del tappeto
e perché? boh?
segreto, magia.
Si vendevano anche mobili
soprattutto cassettiere e macine
(non quelle da retrobottega)
e ad ogni domanda,
come versi di una canzone,
nella bottega risuonava:
‘Questa è in cedro himalayano’
‘Quest’altra naturalmente in teck’ .

A fine giornata la Patatina coi cicchetti
e Rialto per le ombre.
Ma il Micozzo era indipendente,
e talvolta rinunciava ai vizi annunciando:
‘Vado a casa, me bevo un thé…
…e me fasso un bel canon’.

Dopo che il Micozzo si è ritirato
la bottega è rimpallata di venditore
in venditore
sempre arte o antichità
però.
Poi un giorno,
oggi,
qualcosa come un’esplosione
ed invece di tappeti vasi specchi
trovi ciotole guinzagli ed ossa.

Tramonta tutto
persino il sole che è così bello.
ma poi il sole risorge
chissà allora…

martedì 4 febbraio 2014

Alcune annotazioni

La mano più fredda è quella che tiene l’ombrello. (saggezza orientale)

Quando senti bagnarsi la mano vuol dire che il bicchiere è pieno. (saggezza orientale)

Cos’è preferibile? essere alti o alticci?

Datemi un punto d’appoggio sennò cado.

Can che abbaia disturba.

Rosso di sera, incendio a Marghera.

Nella botte piccola sta poco vino. 

Chi va con lo zoppo va più lentamente.

L’inverno dura tre mesi, il freddo di più.

La luna di Marghera è sempre velata, anche quando il cielo è limpido.

Di cinesi veri e propri ce ne sono, sì e no, una decina: tutti gli altri sono copie.

Il Lido è la vita in savate.

Le automobili non hanno paura dei sacchetti di nylon perché non hanno eliche.

La tristezza delle donne rende ricco il commerciante.

Meglio esser punti dal pesce ragno che inculati dall’Uomoragno.

Co’ se trata de domandar
tuti pronti.
Co’ se trata de pagar
tuti sconti.

La supposta è l’unico farmaco che va contro la legge di gravità.

Babbo Natale non esiste, ma passati i cinquanta ti porta calze, mutande e MS.

Eppure, signor Bialetti, quando fai l’orzo la moka non fischia.

Ogni abitudine è una cattiva abitudine in quanto abitudine.

La poesia è la forma letteraria di chi ha poco tempo libero.

Calpestiamo le stesse pietre ma percorriamo strade differenti. 

mercoledì 29 gennaio 2014

Quale professione

Da bambino resti affascinato dagli animali e giuri che da grande farai il veterinario. Poi però la voglia di avventura prende il sopravvento e proclami, forte della tua innocenza, che di sicuro farai l’astronauta. Una fantasia troppo infantile per poter durare, infatti l’abbandoni appena sul tuo viso compaiono i primi brufoli. Da quel giorno, infatti, le bambine smettono di essere unicamente delle inutili compagne di classe. Per incanto si son fatte ragazzine e, subito!, dichiari ai quattro venti che da grande farai il dottore…e via a praticare l’arte nei bagni della scuola.
Poi però ti accorgi che quelle ragazzine diventeranno donne e il buon senso ti consiglia di abbracciare una professione più tutelante: diventerai avvocato.
Ma alla fine non diventi neppure avvocato, e ti ritrovi a quarant'anni completamente solo, senza una donna e senza neppure un pesce rosso.
Da diversi anni, ormai, lavori come commesso viaggiatore, venditore porta a porta: non è proprio l’astronauta, comunque spesso, quando bussi o suoni, ti viene ad aprire un alieno.

martedì 28 gennaio 2014

Madrasso

Per poter venir omologata la partita di madrasso deve, innanzitutto, essere innaffiata da molto vino, preferibilmente rosso, anche di pessima qualità.
Perché si possa dire riuscita da un punto di vista sportivo è necessario che venga decretata una coppia vincitrice.
Perché si possa dire riuscita da un punto di vista esistenziale è necessario che si verifichino almeno queste tre condizioni:
·         non sia chiaro chi ha vinto;
·         questo fatto non desti particolare meraviglia;
·         a fine serata il padrone di casa, contando le carta, abbia modo di dire: “37, 38, 39, 40 ,41 e 42. Ara che ben! Gò guadagna’ do carte!”

lunedì 27 gennaio 2014

Tutti nella fila più esterna
in vaporetto

Verrebbe da imbarcarsi con pacchi e carrello
e chiedere permesso
e sedersi vicino al vetro
e rialzarsi dopo mezzo minuto
con pacchi e carrello
e richiedere permesso
e strusciarsi ben bene
pestando calli e alitando aglio

Via uno e sotto un altro
per ogni passeggero
fila esterna
trattamento
anti fila esterna

i so’ morti. 
Come la polvere

Come la polvere
la gente nei pontili.
Arriva il vaporetto
aspira
e l’imbarcadero è pulito.

Dopo dodici minuti,
un tempo dieci,
se ne è già formato un bel grumo
di polvere.
Di notte pochi fiocchi (spesso)
di giorno matasse enormi (sempre)
grovigli con sabbia, peli, capelli
e altro da spazzar via.

In ogni caso grigia
è la polvere
d’estate più nascostamente grigia
ma sempre irrimediabilmente grigia
la polvere.

Polvere siete
quando aspettate di iniziare il viaggio
polvere ritornerete
una volta scesi al capolinea.

giovedì 16 gennaio 2014

mercoledì 8 gennaio 2014

Antologia di un’Isol’affondata 7

Il bar pre inishark

Prima c’era un bar ora c’è un pub
di quelli preconfezionati
polvere inclusa.

In quel bar ci sono entrato solo una volta
per curiosità disperazione o noia
non ricordo più.

Mi sono rimaste delle immagini,
un po’ sbiadite
un po’ confuse
forse vere
forse allucinazioni.

Ricordo molto chiaro
luce al neon, pareti nude.
Ricordo un bancone tutto d’acciaio
…ma forse qui e là qualche pannello di legno
come una vecchia giardinetta Ford.

Un bar scialbo,
povero
vuoto:
che sia questa l’autentica osteria?
Quella genuina?

Appena entrato
mi accoglie il niente,
Dentro, un solo avventore
un vecchio che parla di Berlusconi (allora esordiente).
L’oste ascolta impassibile
anche lui è vecchio, troppo vecchio,
sembra stanco e consapevole di dover mollare
ma altrettanto consapevole di non poter permettersi
di chiudere bottega.

Ordino, pago
e bevo in compagnia dei miei progetti
e del telefono pubblico di un’arancione folgorante
qui al mio fianco
Lui è al capo opposto del bancone
a contare gli anatemi dell’amico;
ma ora ascolta da barista
senza alimentare l’invettiva
ma evitando pure di troncarla.

Ci ignoriamo,
io e l’oste,
e solo ora capisco quel che lui già sapeva:
abbiamo una cosa in comune.

Lui riempie i bicchieri
per lo stesso motivo per cui
io li svuoto.
Per sopravvivere.
In Frezzeria
disain all’ultima moda:
apribottiglie a forma di bottiglia
da abbinare,
per un regalo indimenticabile,
con bottiglia a forma di apribottiglie.
Non si può piangere
sul latte versato.
Sul thè e sul caffè sì
anzi
è obbligatorio.

venerdì 3 gennaio 2014

Dicembre. Freddo. Notte. Un distinto signore sta leggendo un libro sotto un lampione. Fa fatica a leggere perché c’è poca luce e porta degli spessi occhiali da vista. Gli si avvicina un tizio, anche lui anzianotto malgrado indossi vestiti casual che lo ringiovaniscono?
Buonasera, cosa sta leggendo di bello
Un libro di avventure
Interessante
Già
Le spiace se rimango anch’io sotto il lampione? Sa, questa luce in qualche modo mi scalda.
Prego c’è posto per tutti.
Grazie, legga pure vedrà che non la disturberò.
Nessun disturbo, mi piacere avere della compagnia, leggevo così, per ammazzare il tempo, per scacciare la solitudine. Sa, sono solo.
Anche lei? Pure io.
Niente famiglia?
Niente
Figli?
Neanche mezzo, e neppure parenti.
Stessa identica situazione.
È dura stare da soli. Certo ci sono dei momenti che uno ha da fare e sta bene per i fatti suoi, ma tutto il giorno! Tutti i santi giorni! È insopportabile.
Già, anche per me ci sono momenti che mi prende la disperazione.
Giornate come queste ad esempio, la vigilia di Natale.
Esatto. Tutte le luminarie a colorare la notte, i festoni sui davanzali, le finestre illuminate e vedi le ombre dei bambini che corrono eccitati in attesa di Babbo Natale, mentre le signore riempiono i piatti e i mariti rabboccano i bicchieri…
…E per strada non c’è nessuno, solo il freddo e qualche gatto randagio.
Eh già…
E di capodanno che mi dice?
Bah, le confesserò che non sono mai stato un patito delle feste che travalicano i limiti della decenza: tutti quegli eccessi, alcool petardi strilli e musica a palla non fanno per me. E poi quando ero giovane lavoravo la notte dell’ultimo.
E che lavoro faceva, se non sono indiscreto.
Il cronista…per un giornale locale
Ma guarda un po’, pure io lavoravo per la carta stampata.
Anche lei in redazione?
No, facevo il fotografo freelance. Una vita ad inseguire uno scoop, non so se ha presente.
Capisco perfettamente cosa intende.
Comunque anch’io non ho mai festeggiato il capodanno, per lo più lo dedicavo al volontariato. Mi occupavo di sicurezza, vigilavo che la gente non si facesse male con i botti e le altre diavolerie.
Tale e quale a me. Son sempre riuscito ad aver ferie dal giornale proprio per dedicarmi alla salute dei miei concittadini.
E ora guardi come siamo ridotti.
Già, se penso a come o speso la mia vita ad aiutare gli altri e adesso son più solo di un cane.
Su su non disperiamo, penso che un po’ ce la siamo scelta la vita che abbiamo fatto, ce la siamo voluta.
Già ha ragione, per quel che mi riguarda posso dire di aver trascorso una bella vita.
Anch’io non ho rimpianti di sorta. Ecco le campane, è mezzanotte buon Natale.
Buon Natale anche a lei.
Bene è stato un piacere scambiare due chiacchiere, ora devo andare, devo prendere la pastiglia per la pressione.
Buonanotte, io mi fermo ancora un po’ qua a leggere, vediamo se riesco a finire il libro. Un ultima cosa…comunque ero io il migliore.
Mi sa che si sbaglia, sicuramente hai delle doti, ma non esageriamo.
Sei solo una mezza calzetta, ringrazia che è Natale e mi sento buono, altrimenti te le suonerei.
Più diventi vecchio, più diventi un insopportabile invidioso. Sei fuori moda come il tuo ciuffo, ops!, ex ciuffo.
Sei sempre stato solo un buffone, un pessimo ignorante.
Solo perché porti la cravatta e gli occhialoni ti senti tanto intelligente.
Guarda che non sei scemo solo perché porti i blue jeans.
Me ne vado, alla prossima Superman.
Addio Spiderman, ci vediamo sabato prossimo.